Energia e dintorni
 

Tutela simile da libero

Richie 3 Gen 2017 09:30
Ho visto l'offerta "Tutela simile" per gli utenti mercato a maggior tutela.
Se ho ben capito si paga la tariffa normale a maggior tutela ma con un
bonus dato dal gestore.
Se si è nel mercato libero, conviene passare al tutelato per poi passare
alla tutela simile?
I costi sarebbero solo l' imposta di bollo pari a 14,62€?
Roberto Deboni DMIsr 3 Gen 2017 15:30
On 2017-01-03, Richie <19705invalid@mynewsgate.net> wrote:
> Ho visto l'offerta "Tutela simile" per gli utenti mercato a maggior tutela.
> Se ho ben capito si paga la tariffa normale a maggior tutela ma con un
> bonus dato dal gestore.

Aggiungo, come scritto nel documento:

http://www.autorita.energia.it/allegati/elettricita/170101.pdf

parafrasando da pagina 13:

a "partecipazione volontaria" dei fornitori (ma con requisiti limitanti il
numero di operatori che puo' aderire).

> Se si è nel mercato libero, conviene passare al tutelato per poi passare
> alla tutela simile?

La domanda non ha una risposta univoca.
Dipende all'offerta di libero mercato attuale e dal proprio profilo di
consumo!

> I costi sarebbero solo l' imposta di bollo pari a 14,62€?

Sospetto, or ora, che il suo fornitore "libero" e' ENEL Energia o Eni ...
Vede, se lei avesse bazzicato nel vero mercato libero, avrebbe scoperto
che scemenze come quella delle imposta di bollo non sono fatte pagare
da molti rivenditori (in sostanza e' una agevolazione "una tantum" che
forniscono al nuovo cliente e non applicano bolli su clienti esistenti).

Entriamo nel merito della tariffa "Simile" (che continuo a leggere come
"Smile" ... il punto e' capire ... ma chi sorride ?). A pagina 16 abbiamo
una descrizione dei punto contrattuali. Ma non vedo nulla di diverso di
quello che propone qualsiasi rivenditori reputabile per le sue offerte
con adesione via Web (quindi senza la mediazione dei caporali/carogne
dei rivenditori porta a porta - se carogne da fasti*****, che ne dite di
"truffatori" ?).

Infatti, a pagina 13 leggiamo:

"di accedere alla pagina web del singolo fornitore ammesso
per la conclusione del contratto (contratto on line)"

Scusate, ma non e' la descrizione del funzionamento di una offerta "Web" ?

In sostanza, l'AEEGSI, invece di vigilare che i rivenditori elettrici
rispettano i principi di chiarezza contrattuale, come anche previsti per
qualsiasi contratto dal Codice Civile (siamo proprio all'abc della
giurisprudenza in materia), va a proporre un tipo di contratto riservato
a fornitori selezionati ? A mio parere invece, il compito dell'AEEGSI e'
quelli di autorita' vigilante, con sanzione di "espulsione" dal sistema
di qualsiasi rivenditore che evidenza una pratica di truffa verso i
consumatori) si perde a proporre schemi di offerte commerciali ?
NON E' IL SUO COMPITO ISTITUZIONALE!!!

Ma bando a queste considerazioni etiche e morali, ed entriamo nel merito
dello schema della "Tutela SIMILE" (perche' "SIMILE" e' scritta tutto
maiuscola ? E' una sigla ?).

Prima di tutto il concetto di "bonus" risulta in un complicato confronto
con la maggior parte delle offerte del libero mercato che sono agganciate
alla tariffa del Mercato Tutelato (per usare le parole del documento, vedi
a pagina 12):

"condizioni economiche uguali al servizio di Maggior Tutela
ma scontate (bonus una tantum offerto)"

Quello che distingue l'offerta SIMILE dalla maggioranza delle offerte
del libero mercato e' che il bonus nel libero mercato e' spesso proposto
a livello di "sconto" percentuale sull'energia consumata. Mentre
l'offerta SIMILE cita solo un bonus generico forfeittario ("una tantum"
per usare le parole AEEGSI - vedi pagina 19).
Che stranamente ricorda alcune offerte di ENEL Energia ...

Certamente possono immaginare degli scenari in cui una tale offerta puo'
essere competitiva con qualsiasi offerta a percentuale. Pensate allo
scapolo che quasi mai e' in casa e consuma quindi pochissima elettricita'.
Si puo' arrivare al caso estremo che si intuisce nelle parole di pagina
19:

"La misura del bonus una tantum applicata al singolo cliente finale non
può comunque eccedere il valore della spesa annua sostenuta da
quest’ultimo per la fornitura di Tutela SIMILE."

Cioe', mi pare di intendere (se ho capito male, mi si indichi dove sta
l'errore) che e' anche possibile che il "bonus una tantum" vada a coprire
il costo totale annuo di energia elettrica (insomma vivere a sbaffo, a
carico dei restanti consumatori elettrici, e questo anche se si e'
ricchissimi).

Al contrario, per (esempi, ma non solo le uniche categorie):
- famiglie numerose, senza distinzione di reddito o capacita' contributiva
- consumatori sensibilizzati agli obbiettivi del risparmio energetico e
che quindi hanno installato pompe di calore

l'effetto di questo "bonus una tantum" non e' di immediata quantificazione.
Occorre fare calcoli su ipotesi di consumi, applicare lo sconto percentuale
offerto dal rivenditore del libero mercato, ottenere un totale annuo e
finalmente confrontarlo al "bonus una tantum" della "Tutela SIMILE".

E dimenticavo, occorre anche togliere dal "bonus una tantum", il costo
del bollo contrattuale, che sospetto tutti i rivenditori che utilizzano
tale schema, andranno pedisquamente ad applicare sui loro clienti.

Quindi, per rispondere, occorre conoscere:

a) quale e' l'attuale sconto di libero mercato che utilizza
b) quale e' il suo consumo elettrico annuo (in kW*h)

Ed ovviamente dobbiamo conoscere le nuove tariffe elettriche a partire
dal 2017 (ci sto lavorando ora, datemi tempo).
Richie 3 Gen 2017 17:06
Roberto Deboni DMIsr <news@*****isienergie.it> ha scritto:
>> Se si è nel mercato libero, conviene passare al tutelato per poi passare
>> alla tutela simile?
>
> La domanda non ha una risposta univoca.
Quindi a prescindere da calcoli conviene di sicuro a chi fa pochissimo
consumo e a ch passa dal mercato a maggioR tutela?

>> I costi sarebbero solo l' imposta di bollo pari a 14,62€?
>
> Sospetto, or ora, che il suo fornitore "libero" e' ENEL Energia o Eni ...
> Vede, se lei avesse bazzicato nel vero mercato libero, avrebbe scoperto
> che scemenze come quella delle imposta di bollo non sono fatte pagare
> da molti rivenditori (in sostanza e' una agevolazione "una tantum" che
> forniscono al nuovo cliente e non applicano bolli su clienti esistenti).
Non ho capito questo punto.
Io avevo letto che il bollo si paga per passare al tutelato e non si paga
per passare al libero.
è così? oppure si paga sempre solo che nel libero se ne fa carico il gestore?
Ancora se dovessi passare da libero -> tutela -> simile dovrei pagare uno
o due bolli?
Roberto Deboni DMIsr 3 Gen 2017 19:41
On 2017-01-03, Richie <19705invalid@mynewsgate.net> wrote:
> Roberto Deboni DMIsr <news@*****isienergie.it> ha scritto:
>>> Se si è nel mercato libero, conviene passare al tutelato per poi passare
>>> alla tutela simile?
>>
>> La domanda non ha una risposta univoca.
> Quindi a prescindere da calcoli conviene di sicuro a chi fa pochissimo
> consumo e a ch passa dal mercato a maggioR tutela?
>
>>> I costi sarebbero solo l' imposta di bollo pari a 14,62€?
>>
>> Sospetto, or ora, che il suo fornitore "libero" e' ENEL Energia o Eni ...
>> Vede, se lei avesse bazzicato nel vero mercato libero, avrebbe scoperto
>> che scemenze come quella delle imposta di bollo non sono fatte pagare
>> da molti rivenditori (in sostanza e' una agevolazione "una tantum" che
>> forniscono al nuovo cliente e non applicano bolli su clienti esistenti).

> Non ho capito questo punto.
> Io avevo letto che il bollo si paga per passare al tutelato e non si paga
> per passare al libero.
> è così? oppure si paga sempre solo che nel libero se ne fa carico il
gestore?
> Ancora se dovessi passare da libero -> tutela -> simile dovrei pagare uno
> o due bolli?

http://www.autorita.energia.it/atlante/it/elettricita/capitolo_4/paragrafo_2/domanda_5.htm

Per cominciare, il bollo e' di €16.
E come vede, per il mercato tutelato, il bollo e' la voce piu' piccola.

Invece nel passaggio al libero mercato, il contributo fisso di €23 (che
diventa "costi per la prestazione commerciale come indicato nei singoli
contratti) e' facoltativo ("eventuale").

In quanto al bollo sui contratti di libero mercato:
"nei casi previsti dalla normativa fiscale"

in sostanza, ad un nuovo cliente e' sicuramente da applicare (ma il
rivenditore lo puo' "caricare su di se'"), per quanto riguarda invece le
variazioni contrattuali, il rivenditore di libero mercato dovrebbe avere
spazio di manovra per indicare l'operazione come una mera variazione NON
contrattuale. Se la variazione tariffaria e' il risultato di un semplice
scambio di messaggi oppure applicato unilateralmente dal rivenditore
(una specie di applicazione della regole del silenzio-assenso) si
potrebbe affermare che non c'e' un vero nuovo contratto. Ma se c'e' uno
scambio di modulo con firma (fisica o elettronica) allora andrebbe pagato
di nuovo il bollo sul contratto (e questo non lo decide l'AEEGSI, ma
bensi' questo ente:

http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/portal/entrate *******
Ecco una "interpretazione":

http://www.ingegneri.info/news/fisco-e-tasse/contratti-commerciali-come-evitare-il-pagamento-dellimposta-di-bollo/

"Un problema alquanto delicato è quello della corretta applicazione
dell’imposta di bollo negli ordini, conferme d’ordine e contratti
commerciali in genere. Tali atti vengono posti normalmente mediante
stampati predisposti ed assoggettati alla firma delle parti contraenti.
Al riguardo si deve precisare che l’art. 2 della Tariffa – Allegato A –
Parte I del D.P.R. n. 642/27 esplicitamente prevede l’obbligo del bollo
sin dall’origine per tutte le scritture private contenenti convenzioni
e dichiarazioni anche unilaterali con le quali si creano, si modificano,
si estinguono, si accertano o si documentano rapporti giuridici di ogni
specie, compresi, quindi, i contratti commerciali."

Riguardo ai 16 euro, ecco il mistero risolto:

"Attenzione: sui contratti a doppia firma l’imposta di bollo è pari,
dal 26 giugno 2013, ad Euro 16,00 (prima di tale data fissata in
Euro 14,62) ogni cento righe o frazione di esse."

Ed ecco il caso di non applicazione:

"Al fine di esonerare l’obbligo del bollo da apporre sui contratti
commerciali, occorre verificare che gli stessi non vengano predisposti
con l’apposizione della sottoscrizione di entrambe le parti contraenti,
ma mediante scambio di corrispondenza commerciale, in modo che il
soggetto venditore o prestatore conservi un esemplare di tali documenti
con la sola firma dell’acquirente o committente e che quest’ultimo
conservi la documentazione commerciale con la sola sottoscrizione del
venditore di beni o prestatore di servizi commissionati."

Inoltre:

"In base alla prassi dell’Amministrazione Finanziaria (ris. min.
n. 451384 del 28.6.1988) i requisiti minimi previsti per la sussistenza
della “corrispondenza commerciale” (la risoluzione parla comunque di
“lettera”) sono la presenza, nel documento, dell’indirizzo del
destinatario e della firma del solo mittente. La stessa risoluzione,
tra l’altro, aggiunge che non è necessaria la spedizione e quindi la
lettera potrebbe essere consegnata direttamente tra le parti. Tale
corrispondenza commerciale fa venire meno l’applicazione dell’imposta
di bollo."

Mettiamola cosi': l'ex-monopolista (e temo anche l'ENI) tendono a far
pagare ai clienti qualsiasi imposta senza battere ciglio ("paga il
cittadino: "chi se ne frega!") forse per una malposta "solidarieta'" da
parte di chi appareneva all'ex ente pubblico. "zelo eccessivo" ?

Invece le aziende private cercano con diligenza di limitare gli oneri sui
loro clienti al minimo necessario e quindi di utilizzare qualsiasi deroga
(lecita - perche' se arrivano multe sono loro a pagare) alla imposizione
fiscale. Alla fine, molti restano con il mercato tutelato perche' convinti
che il "pubblico" faccia i loro interessi, quando in realta' e' vero il
contrario.

Links
Giochi online
Dizionario sinonimi
Leggi e codici
Ricette
Testi
Webmatica
Hosting gratis
   
 

Energia e dintorni | Tutti i gruppi | it.discussioni.energia | Notizie e discussioni energia | Energia Mobile | Servizio di consultazione news.